I miti sui social che stanno rovinando il tuo business

I miti sui social che stanno rovinando il tuo business

Quando si parla di social media, tutto può sembrare molto confuso - soprattutto per chi è lontano dalla materia e si avvicina per la prima volta a questo mondo. Con così tante persone che ne parlano tutti i giorni, il rischio di fare disinformazione è alto. Anche professionisti esperti del settore possono essere indotti in errore da tutte le mezze verità che circolano nell'aria. Ecco perché ho deciso di separare i fatti dalla finzione: per sfatare alcuni dei miti più diffusi sui social media.

1. Il successo si misura in base ai follower

Sbagliato. Tutti noi siamo "affamati" di fan e seguaci, ma questa è probabilmente la più grande falsità in tema di social. Viene tacitamente accettata, ma non è affatto così. Non fraintendermi: avere migliaia di seguaci può sicuramente essere sintomo di successo, ed è un buon indicatore sulla qualità del lavoro svolto, ma in nessun modo questo parametro rappresenta il fine ultimo da raggiungere.

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Prima di tutto, su piattaforme come Facebook e Instagram è possibile "ingannare" e letteralmente acquistare seguaci e fan. Questo significa che il numero di follower di un profilo potrebbe non raccontare tutta la verità. Quelle migliaia di seguaci (raggiunti non in maniera organica, ma attraverso altri espedienti) molto probabilmente non acquisteranno mai il tuo prodotto, nè riuscirai ad interagire con loro in maniera significativa attraverso i tuoi post. Ecco quindi che una fan page da migliaia di utenti non necessariamente funzionerà meglio di una che ne ha 500.

Coinvolgere genera followers, non il contrario. La creazione di contenuti interessanti che un modesto numero di fan si impegnano a condividere è un risultato migliore rispetto ad avere una grande quantità di followers che, però, ignorano tutto ciò che posti.

Il tuo obiettivo non dovrebbe essere quello di avere sempre più fan e far aumentare il contatore come fosse un pallottoliere: piuttosto, dai ai tuoi fan già esistenti il contenuto giusto che stavano aspettando. Il resto verrà da sè.

2. Il mio brand deve essere su ogni canale

Uno degli errori più grandi che un'azienda può commettere in tema di presenza sui social è quella di buttarsi a capofitto su ogni piattaforma. Non è solo uno spreco di tempo e di risorse, è molto peggio.

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La verità è che non tutti i social network sono adatti al tuo brand (o meglio: il tuo brand non è adatto per essere su tutti i social network). A meno che non si abbia il tempo e le risorse da investire nella creazione di una presenza significativa su ogni piattaforma, è meglio scegliere un paio di canali su cui concentrarsi. L'idea è quella di evitare presenze che poi, con il tempo, diventano impalpabili e irrilevanti.

Analizza su quali piattaforme si sta orientando il tuo mercato di riferimento. Dove sono presenti i tuoi competitors? Scegli i canali adatti al tuo brand e impiega li tutte le risorse.

3. Il Social Media Marketing è gratuito

Sfortunatamente, lo pensano in molti. Questo può essere vero per semplici utenti che utilizzano la piattaforma a scopo ricreativo, ma per i brand la storia è diversa.

La prima cosa da considerare è la quantità di tempo necessario da dedicare alla presenza sui social media. Pianificare una strategia che porti a dei risultati ed attuarla non è compito semplice, e certamente è un investimento di tempo che viene sottratto ad altre attività. Occorrono poi competenze specifiche e capacità di analisi, unite al monitoraggio dei risultati.

Inoltre, si nota sempre più il calo della portata organica dei post su Facebook e Instagram, il che significa che gli annunci a pagamento stanno diventando sempre più importanti per raggiungere gli utenti.

Questo però non dovrebbe scoraggiarti: i social sono ancora un ottimo modo per connettersi con le persone e raccontare la storia del tuo brand. Ma invece di considerarli alla stregua di un pranzo gratis, devi essere disposto ad investire tempo e risorse per ottenere risultati.

4. Solo i giovani utilizzano i social

Rimarresti sorpreso nel constatare quanto è falsa questa frase. Recenti studi (basati su un campione di utenti americani) ci hanno aperto gli occhi. I dati dimostrano che il 79% degli adulti di età compresa tra 30 e 49 anni utilizza Facebook, insieme al 64% delle persone di età compresa tra i 50 e i 64 anni. Anche nella fascia di età più alta, un considerevole 48% degli adulti over 65 sono presenti sulla piattaforma. Nel frattempo, il 28% degli adulti di età compresa tra 30 e 49 anni utilizza Instagram, e il 29% della stessa fascia di età utilizza Twitter.

Mentre vi è un disallineamento nei confronti degli utenti più giovani in tutti i canali, i numeri dimostrano che puoi ancora raggiungere la fascia di utenti "maturi" con i social (in particolare Facebook).

5. Le connessioni sui social non sono reali

Un sacco di gente pensa che le connessioni che avvengono attraverso i social media siano solamente virtuali. Questo non è vero: molto spesso da un semplice like su una pagina può nascere un'opportunità di lavoro, uno scambio di esperienze reali, a volte anche un'amicizia che esula dal mondo virtuale. Molti dei nostri clienti provengono dai social. Per fare in modo che le connessioni raggiungano il livello successivo puoi proporre l'uso di altri strumenti, come meetup, webinar, conf call.

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1. Facebook sta morendo

Spiacente, il tuo consulente si è sbagliato :)

Il social blu è più vivo che mai. Di recente ha raggiunto la cifra di 1,59 miliardi di utenti attivi al mese (un numero che, se Facebook fosse un paese, lo renderebbe il secondo sulla Terra). Di questi, più di 1 miliardo effettua il Login almeno una volta al giorno. In altre parole: Facebook scoppia di salute, e rimane la piattaforma social più popolare e importante.

Facebook è anche una delle principali fonti di traffico verso i siti web: proprio lo scorso anno ha superato Google come la principale fonte di riferimenti ai siti di informazione.

Quindi, se la domanda è: dovrei essere presente su Facebook con il mio brand? La risposta è: si. Devi essere su Facebook, assolutamente.

2. I contenuti pubblicati tramite applicazioni di terze parti coinvolgono meno

I brand che utilizzano strumenti di terze parti per programmare e pubblicare i loro post possono stare tranquilli. Si è parlato di tassi di portata e di coinvolgimento più bassi, ma questo è (per lo più) falso.

In questo studio, Buffer ha concluso che non vi è alcuna differenza significativa nella portata tra contenuti provenienti da terze parti e i contenuti nativi di Facebook, sulla base dei dati del proprio sito e le dichiarazioni dello stesso Facebook. LKR Social ha raccolto i medesimi risultati in un secondo studio.

Ci sono alcune eccezioni, però. Ad esempio, i messaggi generati automaticamente da Spotify vengono penalizzati. La differenza qui è che questi post sono completamente automatizzati, senza alcuna azione esplicita da parte dell'utente. Se invece sei tu a creare il tuo contenuto, non dovresti avere problemi.

3. Le Facebook Ads sono uno spreco di denaro

Ogni tanto questa tiritera salta fuori, ma lo diciamo chiaro e tondo: le inserzioni su Facebook sono una delle forme più efficaci di pubblicità esistenti. Il costo per raggiungere 1000 persone che utilizzano Facebook Ads è $0,25 - confronta questo dato con i $2,75 per Google AdWords, i $7,00 per la pubblicità su TV, e i $32,00 per una pubblicità su un giornale. Si tratta di prezzi medi, di stime, ma in altre parole si tratta di dati semplicemente imparagonabili.

Se stai già utilizzando Facebook Ads e non vedi risultati, probabilmente è il momento di cambiare strategia. Recentemente abbiamo scritto questo articolo che può aiutarti nel migliorare i tuoi annunci su Facebook.

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1. Più hashtag = maggiore coinvolgimento

Lo ammetto, anche io sono rimasto sorpreso quando ho dovuto analizzare i dati sugli hashtag: si scopre infatti che i tweet senza hashtag hanno prestazioni migliori rispetto a quelli con uno o più hashtag - probabilmente non è quello che ci si aspetterebbe!

Trovarne il motivo è molto difficile: forse perché troppi hashtag fanno apparire i messaggi come "spam" o qualcosa di volutamente forzato, poco pertinente, non spontaneo. Ma, qualunque sia la ragione, se hai intenzione di utilizzare gli hashtag su Twitter dovrai evitare luoghi comuni e scoprire qualcosa di accattivante e significativo

2. Twitter è testo, testo, testo

Sbagliato, sbagliato, sbagliato! Twitter potrebbe sembrare una piattaforma basata sul testo, ma i brand più smaliziati sanno che l'inserimento di alcune immagini per creare il giusto mix tra contenuto visivo e testuale rende questi ultimi molto più allettanti. Un semplice testo non cattura l'occhio alla stregua di una bella immagine...

Ricorda la regola empirica - se il messaggio non ha un immagine allegata, devi avere una buona ragione. Questo è particolarmente importante su Twitter, dove i tweet entrano ed escono rapidamente dal newsfeed dell'utente. Assicurati di produrre del contenuto che si distingue.

3. Dovrei twittare il più spesso possibile

Twitter tende ad essere più veloce di Facebook o Instagram, ma ciò non significa che devi metterti a twittare tutto quello che ti passa per la mente!

Una varietà di studi sono stati fatti sulla frequenza del tweeting ideale, e la maggior parte tendono a concordare sul fatto che 3-5 tweet al giorno raggiungano i migliori risultati. 

D'altra parte, Track Social sottolinea che è possibile aumentare il coinvolgimento generale twittando di più (l'engagement per singolo tweet, ovviamente, diminuisce). Insomma vale la pena sperimentare, ma l'importante è essere consapevoli che esagerare può portare ad essere considerati spammers, e si rischia di non mettere abbastanza valore nel singolo messaggio. 

E queste due cose portano a perdere seguaci.

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1. I dati di Instagram non possono essere misurati

Facebook e Twitter hanno degli strumenti di analisi integrati nella piattaforma. E per Instagram? Una domanda legittima, se ti sei appena affacciato al mondo dei social per commercializzare il tuo marchio. Fortunatamente, l'ascesa di piattaforme di analisi ha definitivamente messo fine a questo problema. Un esempio, tra i tanti, è Sproutsocial, che permette l'analisi del proprio profilo Instagram in modo intuitivo e preciso.

2. Hai bisogno di un fotografo professionista per creare grandi contenuti

Se nella tua squadra c'è un fotografo professionista parti sicuramente avvantaggiato, ma chiunque può creare dei contenuti visivi attraenti per Instagram, utilizzando niente altro che uno smartphone. La fotocamera dell'ultimo iPhone, ad esempio, è uno strumento sorprendentemente efficace se utilizzato dalle mani giuste. Ci sono un sacco di risorse gratuite disponibili su internet che posso mostrarti come fare grandi cose, come questo video sulle tecniche di composizione.

In definitiva, la chiave del successo è identificare il tipo di immagini a cui il tuo pubblico è sensibile e avere la pazienza di imparare a creare questi contenuti.

3. Solo i grandi brand funzionano su Instagram

Alcuni brand hanno il sopravvento su Instagram. Questo è un dato di fatto. Forse non sei Chanel o GoPro, ma questo non significa che non puoi ritagliarti la tua nicchia!

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Prendi PayPal, per esempio. Senza nemmeno un prodotto tangibile da fotografare, la società di tecnologia è riuscita a costruire un forte seguito di oltre 38mila seguaci, fornendo immagini di qualità inerenti la vita quotidiana, con un minimo di attività di branding.

È tutta questione di riuscire ad inquadrare il brand in modo che si adatti all'estetica di Instagram.

Conosci altri miti sui social media da cui le aziende dovrebbero stare alla larga? Fammelo sapere nei commenti qui sotto!

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